angelo martelliThe tragic disappearance and murder of Cambridge PhD student Giulio Regeni in Cairo has come as a profound shock for his home country, Italy, and for the academic community in the United Kingdom and beyond. Fellow countryman and doctoral researcher Angelo Martelli offers his personal reflections. We publish this text in English and in Italian translation.

At 17 you win a scholarship and decide to leave your family, friends and country behind and start a new experience thousands of miles away. It is just the beginning of a very long journey, but probably the real first step into the adult world.  At the beginning you struggle to single out the reason why you have made this choice, it is not just the allure of the elsewhere, you do it because you are driven by curiosity, the pursuit of knowledge and the passion to enrich yourself by meeting people of very diverse cultural and societal backgrounds. To some extent it feels a bit like diving into the unknown, but you still pursue it because you are convinced that at some point in the future the pieces of this big puzzle will come together to form a complete picture and give meaning to all the check-points you have crossed along the way. The path is full of high walls to climb, of realities you struggle to fully grasp, but when you look behind, at your roots, at the village you have left behind and remember the deep commotion in your parents’ eyes when you were departing from them, this will give you strength, because you don’t want to disappoint anyone who has sacrificed something for you, but most of all you don’t want to disappoint yourself. You don’t give up and find again the determination to start working even harder the next day.

I have never had the fortune to meet Giulio Regeni, but we had the same age and despite being born on almost opposite sides of the Italian peninsula, we followed similar paths, first in international boarding schools and more recently as doctoral students. Since his disappearance turned into tragedy with the news of his death last Wednesday, as his peer and as a fellow researcher, I have felt the need to give voice to the agony that has pervaded many of us in these hours. Giulio has paid the price of someone who believed that knowledge has no borders and that academic research in order to flourish needs to be truly free. He had the courage to challenge dogmas and explore complex realities, even though this meant working in difficult environments. His deep sense of equity and social justice permeated also his work. With Giulio’s murder also academic research has been assassinated, because we are depriving academia of its core idea of universitas, of a community of scholars without borders, where minds are challenged to discover new knowledge and contribute to the welfare of a broader society. A community where freedom of thought is elevated to its highest level without the fear of being persecuted for your ideas or discriminated on the basis of culture, religion or ethnicity. Giulio embodied all these values and enthusiastically embarked on a journey driven by a thirst for understanding, a desire to open yourself up to the world and make your contribution, doesn’t matter how small it may be. Giulio was an example of a young free man who does not give up, who follows his instinct for knowledge and finds his sense of fulfilment by contributing with his research work.

Giulio Regeni in a photograph published on Facebook by friend Noura Wahby

Giulio Regeni in a photograph published on Facebook by friend Noura Wahby

It is not my intention to depict him as a hero or as a martyr but I would like to make two appeals. The first directed at governments and institutions. In this delicate moment in which we are searching for truth, let’s not retrench within our national borders and point fingers at the people outside, and I am referring also to the countries in Europe that in these last weeks have threatened to abandon Schengen. The choice of isolation would be a terrible mistake and Giulio can rest assured that many of his peers won’t be afraid to tear down walls. The second appeal is to the young generations. Don’t be scared to be free, to embrace the world and follow your dreams, only by opening up you’ll give life meaning and purpose. We will keep Giulio alive in our memories as an example of freedom, the freedom that each researcher, that mankind needs to have in order to achieve great things. Trust me Giulio, we will honour you.

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In memoria di Giulio Regeni

A diciasette anni vinci una borsa di studio e decidi di lasciare la tua famiglia, i tuoi amici e il tuo paese per intraprendere una nuova esperienza a migliaia di chilometri di distanza. E’ solo l’inizio di un viaggio molto lungo, ma probabilmente è il primo passo, decisivo, verso la vita adulta. All’inizio fai fatica a identificare il motivo per cui hai preso questa decisione. Non è solo il richiamo dell’altrove, lo fai perché sei spinto dalla curiosità, dalla ricerca del sapere e dalla passione di arricchirti conoscendo persone dal retaggio culturale e sociale molto diverso dal tuo. In qualche maniera sembra quasi un salto nel vuoto, ma lo fai comunque perché sei convinto che a qualche punto del futuro i pezzi di questo grande puzzle si uniranno a comporre un’immagine completa, e daranno senso a tutti i posti di controllo che hai superato lungo la via. Il sentiero è pieno di alti muri da scavalcare, di realtà che fai fatica a comprendere del tutto, ma quando guardi indietro, alle tue radici, al villaggio che hai lasciato e alla commozione negli occhi dei tuoi genitori mentre te ne andavi, questo ti darà forza, perché non vuoi deludere nessuno che ha sacrificato qualcosa per te, ma soprattutto non vuoi deludere te stesso. Non demordi e trovi ancora una volta la determinazione per iniziare a lavorare ancora più sodo il giorno dopo.

Non ho mai avuto la fortuna di incontrare Giulio Regeni, ma avevamo la stessa età e, nonostante fossimo nati in regioni distanti della penisola italiana, abbiamo seguito sentieri simili, prima in collegi internazionali negli ultimi anni del liceo, e poi, più di recente, come dottorandi. Da quando la sua sparizione si è tramutata in tragedia lo scorso mercoledì, da suo coetaneo e collega, ho sentito il bisogno di dare voce all’angoscia che ha pervaso molti di noi in queste ore. Giulio ha pagato il prezzo di qualcuno che ha creduto che il sapere non ha confini e che la ricerca accademica, per fiorire, deve essere del tutto libera. Ha avuto il coraggio di sfidare i dogmi e di esplorare realtà complesse, anche se questo ha significato lavorare in ambienti difficili. Il suo profondo senso di equità e giustizia sociale ha permeato il suo lavoro. Con l’uccisione di Giulio, anche la ricerca accademica è stata assassinata, perché l’università è stata deprivata dell’idea di universitas, di una comunità di studiosi senza confini, dove le menti sono sfidate a scoprire nuovi saperi e a contribuire alla prosperità della società nel suo senso più ampio.  Una comunità dove la libertà di pensiero è elevata al suo livello più alto, e dove  la paura di essere perseguitati per le proprie idee o discriminati in base a cultura, religione o etnia è del tutto assente. Giulio ha incarnato questi valori e ha entusiasticamente intrapreso il suo viaggio spinto da una sete di conoscenza, un desiderio di aprirsi al mondo e dare il proprio contributo, per quanto piccolo esso possa essere. Giulio era un esempio di un giovane uomo libero, che non si arrende, che segue il suo istinto per il sapere e trova il suo appagamento nel contributo offerto dalla sua ricerca.

Non è mia intenzione dipingerlo come un eroe o un martire, ma vorrei fare due appelli. Il primo diretto ai governi e alle istituzioni. In questo momento delicato in cui stiamo cercando la verità, non richiudiamoci nei confini nazionali, non puntiamo il dito contro coloro che stanno al di fuori, e mi riferisco anche ai paesi europei che nel corso di queste ultime settimane hanno minacciato di abbandonare l’accordo di Schengen. La scelta dell’isolamento sarebbe un gravissimo errore, e Giulio può stare sicuro che molti dei suoi coetanei non esiteranno a combattere perché non vengano elevati nuovi muri. Il secondo appello è alle generazioni più giovani. Non abbiate paura di essere liberi, accogliete il mondo e seguite i vostri sogni, perché solo aprendovi darete un senso e un fine alla vita. Terremo Giulio vivo nei nostri ricordi come un esempio di libertà, la libertà che ogni ricercatore deve perseguire e di cui l’umanità tutta necessita per costruire un futuro migliore. Giulio, credimi, cercheremo di farti onore.

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Note: This article gives the views of the author, not the position of EUROPP – European Politics and Policy or the London School of Economics. It was translated into Italian by Tena Prelec.

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About the author

angelo martelliAngelo MartelliLondon School of Economics
Angelo Martelli is a PhD candidate at the LSE European Institute and the president of the LSE Italian Society. // Angelo Martelli è un dottorando presso lo European Institute della London School of Economics e il presidente della LSE Italian Society.

 

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